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Un video che racconta questa magnifica avventura

La sua posizione nel mare

L’isola delle Rose nome ufficiale Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, fu il nome dato a una piattaforma artificiale di 400 metri quadri che sorgeva nel mare Adriatico a 11 chilometri al largo delle coste di Rimini,a 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane. Costruita dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa a partire dal 1965, il primo maggio 1968 si autoproclamò Stato indipendente.

L’Isola delle Rose pur dandosi una lingua ufficiale (l’esperanto), un governo una moneta e un’emissione postale, non fu mai formalmente riconosciuta da alcun Paese del mondo come nazione indipendente. Occupata dalle forze di polizia il 26 giugno 1968 e sottoposta a blocco navale l’Isola delle Rose fu demolita nel febbraio 1969. L’episodio venne lentamente dimenticato, considerato per decenni solo come un tentativo di “urbanizzazione” del mare per ottenere vantaggi di natura commerciale. Solo a partire dal primo decennio del duemila esso è stato oggetto di ricerche e riscoperte documentarie.

L’Isola delle Rose si era data un governo, formato da una Presidenza del Consiglio dei Dipartimenti e da cinque dipartimenti. Adottò uno stemma rappresentante tre rose rosse, con gambo verde fogliato, raccolte sul campo bianco di uno scudo sannitico, così come descritto dalla Costituzione.

Venne istituita anche una bandiera di colore arancione caricata al centro dello stemma repubblicano. Inoltre fu adottato come “inno”, Timoniere Smonta di guardia, dalla prima scena del terzo atto dell’olandese volante di Richard Wagner.

Quale che fosse il motivo reale dietro la micronazione di Rosa, il Governo italiano rispose rapidamente e con decisione: 55 giorni dopo la dichiarazione d’indipendenza, martedì 25 giugno 1968 alle 7 del mattino una decina di pilotine della polizia circondarono la piattaforma e ne presero possesso senza alcun atto di violenza. All’isola fu vietato qualunque attracco e non fu consentito al guardiano Pietro Ciavatta e a sua moglie di sbarcare a terra.

Il “Governo della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose” inviò un telegramma al Presidente della Repubblica Italiana per lamentare «la violazione della relativa sovranità e la ferita inflitta sul turismo locale, ma venne ignorato.

L’11 febbraio 1969 sommozzatori della Marina Militare Italiana, demoliti i manufatti in muratura e segati i raccordi tra i pali della struttura in acciaio dell’Isola delle Rose, la minarono con 675 chili di esplosivo per farla implodere. Tuttavia, fatte brillare le cariche l’isola resistette alla prima esplosione. Dopo 2 giorni cioè il 13 febbraio 1969 vennero applicati ben 1080 kili di esplosivo. L’isola resistette ancora, riportando danni enormi alla struttura portante senza però cedere.

Solo Mercoledì 26 febbraio 1969 con l’aiuto di una burrasca l’isola si inabissò. L’atto finale venne comunicato nel Bollettino dei Naviganti dell’Emilia-Romagna.

A Rimini furono affissi dei manifesti a lutto.

 

Fonte Wikipedia